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Lunedi, 20 Maggio 2013

Ultimo Aggiornamento 01:00:00 AM EST

Una truffa per salvare Gori con i nostri soldi. Dopo 15 mesi di totale assenza, il prossimo 27 ottobre i sindaci dei 76 Comuni che compongono l’Ato3 Sarnese-Vesuviano sono chiamati a decidere se salvare la fallimentare gestione Gori SpA. Una truffa ai danni dei cittadini, resa possibile solo da un accordo con la Regione Campania che di colpo spazzerebbe via buona parte dei 194 milioni di euro di debiti maturati da Gori. Un regalo di Caldoro agli speculatori, a spese della collettività!

Al sindaco della nostra città ed a tutti i primi cittadini chiediamo di votare contro questo atto scellerato ed illegittimo, respingendo le inaccettabili manovre spartitorie in corso. Attendiamo da troppo tempo, piuttosto, la liquidazione del carrozzone clientelare Gori, attraverso l’applicazione dei referendum e della volontà espressa da 27 milioni di Italiani, tra essi 2 milioni e 400mila cittadini campani. Ad oggi, invece, il profitto non è stato eliminato dalle tariffe e la ripubblicizzazione del servizio viene ostacolata in tutti i modi. Oltre al danno anche la beffa.

Dopo la vittoria dei Comitati al Tar Campania per l’annullamento degli illegittimi aumenti del 2011, sono previste nei prossimi anni tariffe sempre più salate, con l’obiettivo di tappare i buchi al colabrodo Gori. Mobilitiamoci contro il nuovo provvedimento salva-Gori, in difesa dei referendum, per ottenere subito una gestione interamente pubblica e trasparente dell’acqua, un servizio efficiente e di qualità con tariffe eque per tutti. 

A Pomigliano il 59% dei cittadini ha votato NO alla privatizzazione dell'acqua e quindi alla Gori Spa (voluta dal PD nei primi anni 2000). Rispettate il volere popolare, ridiamo l'acqua ai Pomiglianesi!

SABATO 27 OTTOBRE (Napoli - Holiday Inn Is.6)
PRESIDIO DEI CITTADINI

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Questa settimana il Tar si è espresso sul ricorso presentato dai cittadini della rete civica Ato3 in merito agli aumenti del 25% sulla bolletta Gori. Il tar ha accolto il ricorso dei comitati, annullando gli aumenti delle tariffe e ribadendo che non erano giustificati in quanto non sono stati presentati i bilanci che dovevano dimostrare il deficit da colmare. Dopo questa grande vittoria, i comitati hanno organizzato un'assemblea per giovedì 3 maggio a Nola presso la Chiesa dell'immacolata per discutere la exit strategy dalla Gori. Tra gli invitati anche il Sindaco di Pomigliano, peccato che per recapitargli l'invito non è stato possibile inviargli una email, scopri perchè, guarda il video.

 

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Giovedì 19 Aprile 2012 14:19

I DEBITI della GORI non li paghiamo

 

Oggi 19 aprile è proprio una bella giornata. Finalmente il Tar si è pronunciato sul ricorso promosso dai vari comitati acqua pubblica (tra i quali anche quello di Pomigliano) la Federconsumatori e il comune di Visciano. Il 12 e 13 giugno 2011 si è tenuto il Referedum, il Sindaco di Pomigliano aveva anche firmato a favore dei due quesiti riguardanti l'"Acqua pubblica" durante la raccolta firme ai banchetti, ma udite udite, quando si è trattato di votare l'aumento delle tariffe del servizio idrico, il 2 agosto 2011, lui ha votato a favore. Un aumento del 20% in più in due anni, in barba al "popolo sovrano" che aveva ottenuto con il referendum l'eliminazione della remunerazione del capitale investito pari al 7%. Come minimo il Sindaco avrebbe dovuto votare no per coerenza.

Alla meraviglia subentrò la rabbia e l'idea da parte di numerosi comitati di presentare un ricorso al Tar contro quella scellerata idea. Fra gli altri motivi che ci portavano a contrastare quella delibera era il numero legale dell'assemblea in cui era stata approvata: solo il 46,62% delle quote quando invece dal loro stesso statuto all'art 11 si dice chiaramente che l'aumento delle tariffe può essere deliberato con la maggioranza qualificata di 2/3 in prima convocazione e 1/2 in seconda. Quella era la seconda convocazione, probabilmente non conoscono neanche il loro stesso statuto. Questo aumento era stato chiesto dalla GORI per "equilibri di bilancio", e veniva approvato senza avere la documentazione che supportava il disavanzo di bilancio, ma solo sulla scorta della proiezione dei disavanzi degli anni addietro. Il tutto accadeva mentre la procura della repubblica di Torre Annunziata indagava non solo sugli appalti e le consulenze affidate dalla Gori e, in alcuni casi, subappaltate ad altre società,ma anche sulla lista fantasma delle assunzioni clientelari.

In base a questi presupposti avevamo chiesto l'annullamento della delibera dell’Assemblea dell’Ente d’Ambito Sarnese-Vesuviano n. 5 del 2 agosto 2011 nella parte in cui veniva approvato un aumento delle tariffe del Servizio Idrico Integrato. In data 4 aprile il Tar lo ha accolto e ha annullato gli atti impugnati. Oggi è proprio una bella giornata. I tuoi debiti noi non li vogliamo. (leggi la sentenza).

Roberto Dei

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Per la Gori Spa
, voluta dal Partito Democratico di Michele Caiazzo nel 2004 e sostenuta anche dall'attuale Sindaco Pdl Lello Russo, oggi è proprio un brutto giorno. A metà anni 2000 le amministrazioni di centro-sinistra cedettero alla Gori spa la nostra Acqua. Da allora le bollette aumentano insieme ai disservizi. La Gori è una società privata a tutti gli effetti, che fa profitti sulla nostra acqua ridistribuendoli a multinazionali come Suez che attraverso la società ACEA ricavano utili senza di fatto restituire alcun beneficio. E' sotto gli occhi di tutti il continuo deterioramento delle nostre reti idriche e l'assenza di investimenti. Per non parlare dei diversi milioni di euro di deficit contratti dalla società.
Michele Caiazzo (cugino dell'omonimo ex-sindaco) è stato il vice-presidente della Gori per tutta l'epoca "bassoliniana". Una volta fallito il Partito Democratico per indecenza, è arrivato quest'altro Sindaco che, fregandosene altamente del referendum del 12 e 13 giugno 2011 in cui il 59% dei Pomiglianesi aveva votato per la ripubblicizzazione dell'acqua, ad agosto ha votato, presso l'assemblea ATO3, gli aumenti in bolletta Gori (circa il 20% in più).

Ma i comitati, le associazioni di consumatori, e i singoli cittadini che si battono da anni contro la Gori e per l'acqua pubblica, hanno presentato un unico grande ricorso al Tar per invalidare quella votazione. Gli avvocati della Rete Civica Ato3 come Giuseppe Grauso hanno seguito passo passo tutto il ricorso che è stato vinto. E' un grande giorno per i movimenti, gli aumenti in bolletta erano illegittimi! Un'altra sconfitta per tutti quei partiti che hanno spinto la nostra acqua nelle logiche di profitto delle multinazionali, impoverendoci ulteriormente. Un grande abbraccio a Padre Alex Zanotelli, Consiglia Salvo, Raphael Pepe e tutti gli quelli che hanno ispirato questo bellissimo movimento di cittadini. Prossima fermata: la chiusura definitiva della GORI!

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Lello Russo (PDL), un Sindaco che soffre di sdoppiamento della personalità. Lo abbiamo visto con i nostri occhi al banchetto in piazza a giugno 2010 (il giorno del primo Flash Mob per l'Acqua Pubblica) firmare a sostegno del Referendum che il 12 e 13 giugno 2011 riporterà il 59% di affluenza e il 98% di SI a Pomigliano. Poi nell'estate del 2011 insieme agli altri sindaci vesuviani, lo stesso Russo promuove e vota una delibera che aumenta le tariffe idriche anche a Pomigliano (la bolletta della Gori per intenderci) di circa il 30%. La storia si ripete (come per i comparti edilizi) c'è un Russo dottor jekyll e un Russo mister hyde.

Anche questa volta il Partito Democratico non lo lascia solo: è il caso di ricordare Onofrio Piccolo candidato perdente del Pd alle scorse elezioni comunali, che prima fu parte attiva (assessore, vicesindaco, capogruppo) delle giunte DS che portarono la Gori spa a Pomigliano e le clientele che ne derivarono tutt'ora esistenti. Poi durante la campagna elettorale, una volta finito al ballottaggio (prima non aveva proferito parola sul tema), per ingraziarsi gli elettori sensibili (credeva lui) lanciò un comunicato in cui dichiarava che la gestione dell'Acqua doveva essere "a tutti i livelli Pubblica". E fu così che perse le elezioni con oltre il 10% di scarto!

Questa volta non ci fregano: la delibera con cui Russo e colleghi hanno votato l'aumento delle tariffe idriche in Ato3 è illegittima. Tutti i Cittadini sono invitati al presidio che si terrà davanti al TAR in piazza municipio Napoli mercoledì 23 novembre dalle 9.30 alle 12.30 in occasione dell'udienza del ricorso per l'ANNULLAMENTO DELLA DELIBERA DELL'ASSEMBLEA DELL'ENTE D'AMBITO SARNESE-VESUVIANO N.5/2011 NELLA PARTE IN CUI HA APPROVATO UN AUMENTO DELLE TARIFFE DEL S.I.I.

LEGGI LA DELIBERALEGGI IL RICORSO | ADERISCI ALL'EVENTO

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Lunedì 13 Giugno 2011 07:00

POMIGLIANO, SUBITO L'ACQUA ALL'ASM

Il REFERENDUM ha abrogato le leggi che hanno sottratto la gestione dell'acqua ai Comuni. Abrogate le leggi, ora c'è bisogno che i Comuni si riapproprino della loro Acqua. A Pomigliano d'Arco, prima dell'avvento della Gori SpA, il servizio idrico era gestito dall'ASM,l'Azienda speciale del Comune. Quando l'ASM gestiva il servizio idrico chiudeva i bilanci in attivo: il ramo acqua era l’unico che portava profitto e dava stabilità all'azienda. Ora il Comune di Pomigliano DEVE RIAPPROPRIARSI SUBITO della gestione dell'Acqua. Il Sindaco Russo (PDL) per rispetto verso i suoi concittadini deve togliere immediatamente dal CDA della GORI SpA il consigliere che lui ha nominato e deve riportare "in house" il servizio riaffidandolo all'ASM. Bisogna finalmente permettere ai CITTADINI e non più ai partiti di controllare e votare i bilanci dell'azienda tramite internet, eleggere i consigli d'amministrazione e disporre un piano di tariffe ispirato alla legge di iniziativa popolare promossa dai Comitati per l'Acqua.  Se non lo farà l'amministrazione, lo faranno i CITTADINI con una mozione di iniziativa popolare.

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Avevamo ragione noi. Mimmo De Falco nel CDA dell'Arin si sarebbe fatto solo una "bella vacanza" a spese dei cittadini in compagnia di PDL, PDmenoelle, IDV, SEL, UDC. E così è stato. La "villeggiatura" è durata quasi un anno, al modico costo (per noi) di 3000 euro al mese. Alla faccia di "fuori i profitti dall'acqua". Ne è scorsa di Acqua sotto i ponti dalla riunione del Comitato Acqua Pubblica Pomigliano di luglio 2010, quella in cui Tommaso Sodano e Mimmo De Falco ci informarono a cose già fatte della nomina del "compagno mimmo" (allora referente regionale del Comitato Acqua Pubblica) nel CDA dell'Arin in quota Rifondazione Comunista. La vicenda (leggi il post) fece ribrezzo a tutti i Comitati d'Italia che si battevano in quei mesi per promuovere un Referendum abrogativo per la ripubblicizzazione dell'acqua. Una battaglia vinta solo per ora, si voterà il 12 e 13 giugno. In quella riunione ripetemmo più volte al "gatto e la volpe" che era una scelta insensata entrare nel Consiglio d'Amministrazione di una SPA dell'acqua per renderla pubblica (questo a detta loro il motivo della nomina). L'unica strada per la ripubblicizzazione dell'acqua era il Referendum, noi del comitato ne eravamo convinti. Parlavano a nostro favore le tante privatizzazioni che tutti i partiti a Napoli e in Campania stavano attuando da anni. Perché quei 4 affaristi si sarebbero dovuti redimere? Ma niente, non ci ascoltarono nemmeno. Qualche mese dopo poi, la sentenza 325/10 della Corte Costituzionale bloccò qualsiasi possibilità di trasformare le SPA dell'acqua in società "in house". All'argomento dedicammo una riunione del Comitato Pomigliano (vedi il video), ma anche in quel caso i "rifondaroli" fecero orecchie da mercante.

Ieri Mimmo "vinavil" De Falco si è scollato dalla poltrona presentando le dimissioni. Motivo? "La sentenza della Corte e la situazione critica dell'Amministrazione Comunale di Napoli hanno interrotto la possibilità di evitare l’entrata dei privati nell’Arin". Peccato che la pronuncia della Corte risale ad ottobre 2010, ci sono arrivati dopo 6 mesi? Dopo aver intascato circa 24.000 euro dei cittadini (+ un'eventuale liquidazione) per aver fatto...ehm...cosa?

P.S. anche Sinistra "Inceneritori" e Libertà e IDV hanno ancora i loro prestanomi nel CDA dell'Arin. Tutti per l'Acqua pubblica...a chiacchiere!

 

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Lavorerò per aiutare il processo di pubblicizzazione dell’acqua a Napoli dall'interno dell'Arin spa e nel momento in cui dovesse essere evidente che ciò non è possibile, non avrò nessuna difficoltà a dimettermi immediatamente”. Queste le parole di Domenico De Falco attuale Consigliere d'Amministrazione in quota Rifondazione Comunista dell'ARIN spa, società che ha la gestione idrica del comune di Napoli.

Le dichiarazioni risalgono a fine luglio 2010 quando a Pomigliano era quasi finita la campagna di raccolta firme per promuovere il Referendum abrogativo per la ripubblicizzazione dell'Acqua, promosso dai Forum Nazionali per l'Acqua. Domenico De Falco era stato per tutto il periodo della raccolta firme, uno dei referenti zonali del Forum Campano. A Pomigliano d'Arco le firme raccolte ogni domenica (quasi 1500), venivano consegnate a lui. Una delle ultime sere di luglio arriva la notizia che SeL e Rifondazione Comunista avevano chiuso un accordo con il Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino per piazzare due dei loro nel CDA dell'ARiN. Domenico De Falco era il Consigliere entrato in quota Rifondazione Comunista.

I Comitati Regionale e Nazionale si schierarono assolutamente contro. La campagna referendaria si batteva contro la privatizzazione dell'Acqua, ed era fortemente contraddittorio che i due partiti in questione, che avevano sostenuto la battaglia fino ad allora, si fossero “buttati” nel CDA di una SPA dell'Acqua. Questa scelta scellerata ricadde inevitabilmente sulla credibilità della battaglia referendaria. De Falco chiese di voler incontrare il Comitato di Pomigliano per chiarimenti: alla riunione, in qualità di suo “scudiero” c'era anche Tommaso Sodano che era ed è uno dei “maggiori” esponenti di quello che resta di Rifondazione Comunista, nonché Consigliere Provinciale. Non ci sarebbe da meravigliarsi se l'accordo per far entrare Domenico De Falco nell'Arin l'avesse chiuso proprio lui. Anche perché guarda caso De Falco era stato candidato alle ultime elezioni provinciali di Napoli, in una lista che sosteneva proprio Tommaso Sodano Presidente: i casi della vita. Facendo un sunto delle loro spiegazioni che tra l'altro nessuno aveva chiesto, ci dissero che le cose si potevano cambiare dall'interno, che la Iervolino aveva dato piena certezza per la conversione dell'Arin in società di diritto pubblico e che se entro 5 mesi non cambiava nulla, De Falco si dimetteva.

Non c'abbiamo mai creduto ma ad ogni modo siamo arrivati alla resa dei conti: a fine ottobre, la giunta comunale di Napoli aveva approvato una delibera che affidava a un gruppo di lavoro il percorso di trasformazione dell'Arin. Il gruppo si è perso strada facendo. A metà dicembre poi la Corte Costituzionale ha stabilito che in materia di mercato le leggi le fa lo Stato e non le Regioni. Il comune di Napoli ha subito fatto marcia indietro e il 14 dicembre avrebbe già messo ai voti una nuova delibera che trasforma l'Arin in ente privato a controllo comunale, imponendo la graduale cessione annuale ai privati del 40, 60, 70 per cento.

Di fronte a questa scelta Alex Zanotelli e l'avvocato dei Comitati per l'Acqua Maurizio Montalto, sono insorti. Il Comitato Campano è già sul piede di guerra. La sentenza secondo il legale non avrebbe effetto per la nostra regione perché non è tra quelle che avrebbero presentato il ricorso. Ad ogni modo il Comune di Napoli non c'ha pensato due volte prima di fare marcia indietro (non che prima avesse fatto qualche passo avanti!).

Anche un bambino ormai ha capito che non sarà certo dall'interno dell'Arin che cambierà qualcosa, perchè è proprio lì che ormai non ci sono più (o non ci sono mai stati) ne la volontà politica ne i presupposti giuridici. Forse è arrivato il momento che Domenico De Falco e il suo stipendio da Consigliere d'Amministrazione di 3.000 € al mese e la base del suo partito di riferimento Rifondazione Comunista, presentino le dimissioni dal CDA.

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